«Voi chi dite che io sia?» (Matteo 16:15)

Gesù chiede ai suoi discepoli chi loro credono che Lui sia. Se questa domanda fosse posta a noi, cosa risponderemmo?
La risposta che tutti dovremmo dare è la seguente: Tu sei il Verbo fatto carne, la seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Dio vivente, l’Alpha e l’Omega, Dio stesso.
Questa verità incredibile, che Dio stesso si fece uomo è il fatto più’ glorioso, più maestoso, più importante della storia. Non basta riconoscere questo avvenimento incredibile, ma dobbiamo renderci conto che noi siamo coinvolti in esso, che Cristo è venuto sulla terra per amore del Padre, ma anche per amore verso di noi. Abbiamo il dovere di relazionarci intimamente con questa verità. Ma come possiamo farlo? Vedendo Cristo, Dio stesso, come il nostro redentore e salvatore.
Dobbiamo comprendere che come Cristo si è fatto uomo ed è morto per noi, noi dobbiamo morire a noi stessi per diventare come Lui. Purtroppo molte volte vediamo Gesù come colui che deve scendere al nostro livello e supportarci in qualunque cosa facciamo, buona o cattiva che sia. Ma Gesù’ come Salvatore chiede radicalmente la nostra vita, e scende al nostro livello per poterci portare al Suo. Ma per prendere parte in questa trasformazione dobbiamo convertirci. Convertirci ogni giorno e continuamente, morendo a noi, stessi, per poter dire in onestà le parole di San Paolo in Galati 2:20: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.”
Come è possibile vivere questo processo di conversione senza una relazione di amore radicale con Cristo? Non si può. Senza una relazione di amore profondo per Cristo e’ impossibile diventare come Lui. E’ la carità, intesa come l’amore per Dio e per il prossimo a motivo di Dio, che ci permette di seguire Cristo. Non si può davvero conoscere Cristo se non lo si ama. Non si può seguire in modo salvifico la legge morale di Dio, se lo si fa solo per scrupolo e non per un amore ardente nei confronti del proprio Padre celeste. Per amarlo, bisogna incontrarlo nel pentimento, nei sacramenti, specialmente nell’Eucarestia, nella preghiera, nell’evangelizzazione, nella carità materiale e spirituale.
Una volta rigenerati dalla Sua Grazia, guariti e purificati dalla corruzione del peccato, Gesù’ nella Sua sovranità’ maestosa ci dà il privilegio di poter partecipare al Suo piano di salvezza, così che noi possiamo non solo essere realmente cristificati e trasformati a Sua somiglianza, ma aiutare il prossimo a incontrare Cristo e diventare a sua volta come Lui. Meraviglioso è il Salmo 51, dove Davide pentendosi del suo grave peccato dice:

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;

nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

Lavami da tutte le mie colpe,

mondami dal mio peccato

[…]

Insegnerò agli erranti le tue vie

e i peccatori a te ritorneranno.

Dopo l’incontro con Cristo, siamo chiamati a predicare il Vangelo a ogni creatura (Marco 16:15 Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.) e ad amare ogni creatura, desiderare la loro salvezza eterna. La vita di un Cristiano è la vita di un discepolo, e non può non esserlo; non desiderare di portare al mondo intero ciò che ha salvato noi è un tradimento della nostra Cresima.
Chi e’ Cristo dunque per noi? Colui che ci salva dalla nostra miseria, Colui che cura le nostre ferite più’ profonde e ci eleva a dignità di figli di Dio da figli dell’ira che eravamo, trasformandoci in discepoli. San Paolo parla di questa radicale trasformazione che il Salvatore opera in noi:

Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. (Efesini 2:1-7)

In questo processo di santificazione e rigenerazione verso la salvezza operata dal nostro Redentore Gesù’ Cristo dobbiamo morire a noi stessi, vivere i comandamenti, portare la nostra croce, e vivere una vita di virtù’, questa trasformazione è ciò che ci chiede il Vangelo. Sant’Atanasio riassume il Vangelo e la missione di Cristo in una frase: Dio si fece uomo, così’ che noi potessimo diventare Dio (St. Athanasius, De inc. 54, 3: PG 25, 192B). Chiaramente St. Atanasio intende diventare “come” Dio.
Dobbiamo vivere una vita di virtù’ cristiana perché’ sappiamo che il peccato ci separa da Cristo e dalla Gerusalemme Celeste:

“Non entrerà in essa nulla d’impuro,

né chi commette abominio o falsità,

ma solo quelli che sono scritti

nel libro della vita dell’Agnello” (Ap 21:27)

Questo processo di salvezza sembra arduo, e lo è, il Vangelo dice: “quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Matteo 7:14), ma non siamo soli, Cristo, il nostro Salvatore ci dà la grazia per diventare come Lui. La Sua grazia ci motiva, ci ispira, ci dà la forza di poter fare il soprannaturale, ciò che per noi da soli sarebbe impossibile, ovvero diventare santi. La Grazia ci chiama ad amare radicalmente Dio e il prossimo come Lui ha amato noi, e ci dà la forza per farlo davvero!
Sappiamo che siamo chiamati ad amare Dio e il prossimo e a rinunciare al peccato che distrugge la nostra relazione con Dio e ci impedisce di amare veramente. San Paolo in 1 Corinzi 6:9-10 ci ricorda questa verità: “O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.”
Il centro di tutta la vita morale e’ l’amore, quello vero, quello puro, frutto dello Spirito Santo.
Gesù ci chiede di amarlo profondamente e in questo amore portare e convertire gli altri, così’ che un giorno tutte le cose possano essere ricapitolate in Cristo (Efesini 1:10).
In conclusione, Cristo è il Redentore, ci purifica dal peccato così che possiamo amare Lui e il prossimo, ci fa discepoli e partecipi nel Suo piano di Salvezza.
Dunque se Cristo mi chiedesse, “chi dici che io sia?”, io risponderei, “mio Dio, mio Salvatore, che quando ero ancora tuo nemico mediante il mio peccato, nell’amore più’ straordinario hai deciso di morire sulla croce per me così’ che io potessi passare l’eternità’ con te, ecco chi sei, sei il mio Redentore”. Risponderei ricordando le toccanti parole di San Paolo: “Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” (Romani 5:8) e le sue memorabili parole: “Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.” (Romani 5:10)

Ed Da Pra

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