Perchè l’Apologetica è Importante?

Cos’è l’apologetica?

La parola apologetica deriva dal greco “apologhìa”, e significa letteralmente “discorso di difesa”

L’apologetica, in un contesto cristiano, è la difesa razionale della Fede. In genere, può essere sviluppata filosoficamente, scientificamente e storicamente.

Nel passato, fu principalmente usata dai padri della Chiesa e scrittori ecclesiastici per rispondere alle prime eresie cristologiche. Le prime opere cristiane infatti sono quasi tutte di carattere apologetico. Alcuni esempi di questi primi apologisti sono: San Giustino Martire, Sant’Aristide Marciano, Tertulliano, Taziano, Sant’Ireneo di Lione, San Cipriano, Clemente di Alessandria, Origene, Eusebio di Cesarea, Sant’Atanasio, San Giovanni Crisostomo, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino di Ippona ecc.

Durante il medioevo, la filosofia scolastica (cristiana) aveva, in molti dei suoi aspetti, un carattere apologetico. S Tommaso d’Aquino, ad esempio, portò la difesa filosofica della Fede ai suoi apici. Le famose “cinque vie” di San Tommaso sono prove filosofiche dell’esistenza di Dio. Memorabili sono le frasi di S Agostino e S Tommaso d’Aquino sul rapporto Fede-Ragione. S Tommaso dice: “Ratio ancilla fidei” ovvero “la ragione è l’ancella della fede”. Agostino scrive: “Credo ut intelligam. Intelligo, ut credam” che significa “Credo per capire. Capisco per credere”.

Il primo che incominciò ad attaccare questa solida posizione teologica della Chiesa fu Marsilio da Padova con la teoria della Duplex Veritas. Egli sosteneva che esistessero due verità, quella della fede e quella della ragione. Quella della fede contraddiceva quella della ragione ma poco importava perché il contenuto della fede è di natura soggettiva, mentre quello della ragione è oggettiva. In poche parole questa schizofrenia mentale si mantiene semplicemente riducendo la fede ad una sub verità, così irrilevante da poter anche contraddire la ragione. Questa visione portò alla crescente secolarizzazione della fede, e come sostiene il teologo Scott Hahn, anche alla nascita della riforma protestante[1]. Marsilio da Padova è, per questo motivo, considerato il teorico del cristianesimo relativista e modernista.

Poi, con l’avvento dell’illuminismo e del positivismo (rispettivamente nel 700 e 800), la Chiesa si trovò attaccata sempre da più fronti e Papa Pio IX in risposta promulgò l’enciclica Dei Filius. Nel Dei Filius la Chiesa chiaramente condanna gli errori della crescente secolarizzazione nella società moderna.
Il documento dichiara: “Ma sebbene la fede sia superiore alla ragione, pure non vi può essere nessun vero dissenso fra la fede e la ragione, poiché il Dio che rivela i misteri della fede e la infonde in noi è lo stesso che ha infuso il lume della ragione nell’animo umano; Dio non può quindi negare se stesso, né la verità contraddire la verità. La vana apparenza di queste contraddizioni nasce soprattutto o perché i dogmi della fede non sono stati compresi ed esposti secondo la mente della Chiesa, o perché false opinioni sono state considerate verità dettate dalla ragione. […]
La fede e la ragione non solo non possono essere mai in contrasto fra loro, ma anzi si aiutano vicendevolmente in modo che la retta ragione dimostri i fondamenti della fede e, illuminata da questa, coltivi la scienza delle cose divine, e la fede, dal canto suo, renda la ragione libera da errori, arricchendola di numerose cognizioni. Pertanto, non è affatto vero che la Chiesa si opponga alla cultura delle arti e delle discipline umane; anzi, le coltiva e le favorisce in molti modi. Essa non ignora né disprezza i vantaggi che da esse provengono alla vita umana; anzi dichiara che esse, dato che derivano da Dio, Signore delle scienze, conducono l’uomo a Dio, con l’aiuto della Sua grazia, qualora siano debitamente coltivate.
” (Dei Filius, Cap. 4).

Con il Concilio Vaticano Secondo la Chiesa decide di non limitarsi solo ad un approccio difensivo, ma completa il lavoro apologetico del passato introducendo il concetto di Teologia Fondamentale, mettendosi così in una posizione di attacco e non solo di difesa dagli errori della società moderna, e così non limitandosi solo a cercare di rispondere a tutti gli attacchi intellettuali uno per uno, ma sostenendo e giustificando le fondamenta della nostra Fede.

Memorabile è la frase di San Giovanni Paolo II: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso “

 

Cosa insegna ora il Catechismo della Chiesa Cattolica sul rapporto Fede-Ragione?

(CCC 36) «La santa Chiesa, nostra Madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create». Senza questa capacità, l’uomo non potrebbe accogliere la rivelazione di Dio. L’uomo ha questa capacità perché è creato «a immagine di Dio» (Gn 1,27).

(CCC 37) Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, l’uomo incontra molte difficoltà per conoscere Dio con la sola luce della ragione.

«Infatti, sebbene la ragione umana, per dirla semplicemente, con le sole sue forze e la sua luce naturale possa realmente pervenire ad una conoscenza vera e certa di un Dio personale, il quale con la sua provvidenza si prende cura del mondo e lo governa, come pure di una legge naturale inscritta dal Creatore nelle nostre anime, tuttavia la stessa ragione incontra non poche difficoltà ad usare efficacemente e con frutto questa sua capacità naturale. Infatti le verità che concernono Dio e riguardano i rapporti che intercorrono tra gli uomini e Dio trascendono assolutamente l’ordine delle cose sensibili, e, quando devono tradursi in azioni e informare la vita, esigono devoto assenso e la rinuncia a se stessi. Lo spirito umano, infatti, nella ricerca intorno a tali verità, viene a trovarsi in difficoltà sotto l’influsso dei sensi e dell’immaginazione ed anche a causa delle tendenze malsane nate dal peccato originale. Da ciò consegue che gli uomini facilmente si persuadono, in tali argomenti, che è falso o quanto meno dubbio ciò che essi non vorrebbero che fosse vero».

(CCC 38) Per questo l’uomo ha bisogno di essere illuminato dalla rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle «verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d’errore».

(CCC 50) Per mezzo della ragione naturale, l’uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l’uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della rivelazione divina.49 Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all’uomo svelando il suo mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l’eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.

(CCC 156) Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo «per l’autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare». «Nondimeno, perché l’ossequio della nostra fede fosse “conforme alla ragione”, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua rivelazione». Così i miracoli di Cristo e dei santi, le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità «sono segni certissimi della divina rivelazione, adatti ad ogni intelligenza», sono motivi di credibilità i quali mostrano che l’assenso della fede non è «affatto un cieco moto dello spirito».

(CCC 286) Indubbiamente, l’intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l’esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana, 349 anche se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall’errore. Per questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: «Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede » (Eb 11,3).

 

Perché è importante combattere questa battaglia intellettuale?
Perché la nostra società occidentale fortemente attacca la Fede accusandola di essere una credenza superstiziosa, ingenua, intellettualmente povera, contro la ragione, irrazionale, bambinesca, puramente sentimentale. La nostra società ritiene che chi ha Fede sia un credulone ignorante. È estremamente comune sentire frasi del tipo “la scienza ha provato che Dio non esiste”, “io non credo in Dio, credo nella ragione”. Queste idee derivano tutte dalla falsa premessa che Fede e Ragione siano divergenti e concetti opposti. La realtà invece è che se una mente onesta seguisse davvero la ragione, giungerebbe a Dio. Se uno scienziato onesto seguisse le implicazioni della scienza, giungerebbe logicamente a Dio. L’obbiettivo di questo sito è mostrare e rendere accessibile le innumerevoli evidenze scientifiche, prove filosofiche, analisi storiche che sostengono razionalmente l’atto di Fede nel Cristianesimo.

Purtroppo ci sono delle correnti di pensiero “nella” Chiesa che, in totale opposizione alla Tradizione, alle Scritture e al Magistero, rifiutano di difendere razionalmente la Verità, sostengono che la Fede sia totalmente separata dalla ragione e che rientri solamente nella dimensione del sentimento e del soggetto. Queste correnti sostengono il Fideismo o la teoria della Duplex Veritas che sono state fortemente condannate dalla Chiesa nel documento del Dei Filius (Cap 4) e nel Sillabo di Papa Pio IX (Cap 1, art 6)

Ma la nostra missione in quanto Chiesa è portare avanti gioiosamente e amorevolmente il comandamento che San Pietro ci diede “Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni” (1 Pietro 3:15).

Dobbiamo sempre ricordarci però che lo studio dell’apologetica ha il rischio di portare alcuni a credere che la fonte della nostra Fede sia la ragione, quando invece la ragione è solo un sostegno della Grazia di Dio che già opera nei nostri cuori. Ci saranno momenti quando non avremo risposte razionali (non perché la fede non si conformi ad esse, ma perché la nostra conoscenza è limitata), ed è qui che dobbiamo abbandonarci e farci sostenere dalla Grazia.
Ricordiamoci cosa il più grande filosofo e apologeta della storia, Tommaso D’Aquino, scrisse: “quelli che hanno fede, nessuna prova è necessaria, per quelli che non ce l’hanno, nessuna evidenza sarà mai sufficiente”

Per maggiori approfondimenti leggere i documenti della Chiesa

  1. a) Fides et Ratio (http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091998_fides-et-ratio.html) e
  2. b) Dei Filius (https://w2.vatican.va/content/pius-ix/it/documents/constitutio-dogmatica-dei-filius-24-aprilis-1870.html)

 

[1] https://www.youtube.com/watch?v=CTMX4C169bg

 

Ed Da Pra e Amedeo Da Pra

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